In Niger, il settore agrosilvopastorale occupa oltre l’80% della popolazione attiva e contribuisce per il 38% alla formazione del PIL. Tuttavia, gli effetti dei cambiamenti climatici e i diversi processi di desertificazione, associati ad una pressione demografica in costante aumento (+3,9% all’anno), influiscono sulla disponibilità idrica e sulla fertilità dei suoli, limitandone la produttività e la rigenerazione. Questi elementi pongono la maggior parte della popolazione rurale in una situazione di estrema vulnerabilità ed esposizione a ricorrenti crisi alimentari.
Ai cambiamenti climatici e alla desertificazione in aumento, ulteriori fattori della fragilità del settore agricolo e del consolidamento dell’imprenditoria sono la presenza di diversi gruppi terroristici, la limitata governance fondiaria, le difficoltà di accesso al credito e ai mercati.
In Niger solamente un quarto dei circa 15 milioni di ettari di terre potenzialmente coltivabili è valorizzato e i sistemi di produzione agricola non sono meccanizzati, ma consistono in un’agricoltura familiare su piccola scala e ad alta intensità di lavoro basata sulla sussistenza.
La produzione agricola è pluviale per il 97,9% della superficie coltivata (miglio, sorgo e niebé principalmente) e per il 2,1% è dedicata a colture irrigue (ortaggi, principalmente pomodoro e cipolle). In un tale contesto assume un ruolo centrale la possibilità di avere accesso a risorse idriche per compensare l’aleatorietà delle piogge assicurando produzioni regolari. Tra i limiti del settore agrosilvopastorale, oltre agli aspetti produttivi di cui si è menzionato il ruolo dell’irrigazione, ci sono la modesta capacità di conservazione, di trasformazione e di commercializzazione su mercati remunerativi: questi fattori ostacolano la redditività delle produzioni agricole, oltre che la sicurezza alimentare.
Ben ancorato nella memoria dei nigerini è il Projet Integré Keita, finanziato dall’Italia e realizzato, a partire dal 1984 e per più di un decennio, dalla FAO nel dipartimento di Keita (regione di Tahoua). Le attività portate avanti dal progetto riguardano diversi settori: dalle infrastrutture rurali (piste, dispensari, scuole, pozzi) alle attività di sviluppo della condizione femminile, dall’appoggio alla produzione agricola alla concessione di varie forme di credito, dalla pescicoltura all’allevamento del bestiame (cd. approccio integrato). Ma le maggiori risorse sono indirizzate alla lotta contro la desertificazione, allo scopo di recuperare il maggior numero di terre per lo sviluppo agricolo e pastorale e per la protezione dei bacini versanti.
Forte di questa esperienza la Cooperazione Italiana continua ad essere impegnata nel settore con diverse iniziative volte a colpire le cause profonde dell’insicurezza alimentare e nutrizionale attraverso la promozione di modelli di intensificazione agricola, l’aumento delle competenze in campo agro-silvo-pastorale, lo sviluppo di promettenti catene del valore e la gestione sostenibile delle risorse naturali.